IL TORRIONE DI SAN GIOVANNI
In questo tratto della seconda cinta muraria sorgeva un tempo il Torrione di San Giovanni (detto anche “di Mezzo”) realizzato nell’ultimo decennio del XV secolo, demolito purtroppo all’inizio dell’Ottocento in seguito a un parziale crollo. Insieme al gemello “Torrione del Forno” – poi sostituito dal Bastione di Sant’Anna dopo il devastante assedio del 1517 – questa struttura era legata al genio dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini.
La “difesa per fianco”
Con tale intervento il senese esprime chiaramente la necessità di una organizzazione geometrica della difesa “per fianco”, con le cortine costituite da tratti rettilinei di lunghezza adeguata, ma intervallate da elementi difensivi come appunto i torrioni.
Le forme tonde
La decisione di Martini di progettare torrioni rotondi anziché torri quadrate non era una semplice scelta estetica, ma una vera e propria rivoluzione balistica. Nel Rinascimento, con l’avvento delle prime potenti armi da fuoco, l’architettura militare dovette evolversi rapidamente. L’architetto senese intuì che una superficie curva funzionava esattamente come una diga: la sua forma geometrica deviava i colpi e assorbiva la spinta delle pesanti palle di pietra lanciate dalle bombarde, offrendo una “resistenza di forma” decisamente superiore rispetto alle vecchie mura rettilinee.
Francesco di Giorgio raccomandava che le parti delle fortificazioni fossero “fuggitive delle percosse delle bombarde” in altre parole, oltre alla resistenza offerta dai materiali, consigliava di ricercare una resistenza di forma, o come si direbbe oggi, una maggior profilatura balistica.
Con questo disegno geometrico e alternato, la fortezza di Mondolfo divenne un capolavoro di difesa “per fianco”, capace di rispondere ai più moderni dettami della guerra del tempo, nell’epoca spesso detta “della transizione” dalle armi bianche alle armi da sparo.
Torrione e Torrioncino
Il Torrione di San Giovanni, attraverso via San Giovanni, dialogava visivamente col Torrioncino, posto alle sue spalle lungo la prima cinta muraria all’attuale Belvedere del Castello, abbattuto nel Novecento dopo che era stato utilizzato a lungo quale luogo dato in locazione abitato anche con il suo studio dal pittore urbinate il baroccesco Camillo Paciero, morto a Mondolfo nel 1593.
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