GIOVANNI DELLA ROVERE: L'IMPRESARIO DI GUERRA DEL RINASCIMENTO
Nel 1474 Giovanni Della Rovere riceve l’investitura di un territorio cruciale e affacciato sull’Adriatico: la Signoria di Senigallia, Mondolfo e Mondavio. Su consiglio dell’illustre suocero, Federico da Montefeltro, e forte del sostegno dello zio Papa Sisto IV, il giovane Prefetto di Roma trasforma i suoi possedimenti in un formidabile scacchiere difensivo, avvalendosi dei migliori ingegneri militari della corte di Urbino quali Francesco di Giorgio Martini.
Rocche e fortificazioni: simboli di potere e difesa
Seguendo le lezioni di Federico da Montefeltro, Giovanni comprende che le fortificazioni non servono solo a respingere le invasioni nemiche. Castelli e rocche diventano il segno tangibile e visibile della presenza del Principe sul territorio, ma anche spazi vitali per l’addestramento e il raduno delle truppe, il fulcro della sua redditizia attività di capitano di ventura.
Un “catalogo” militare a cielo aperto
Il territorio roveresco si trasforma in una sorta di campionario dell’architettura bellica più all’avanguardia dell’epoca. Le opere edificate a Mondolfo, Mondavio e Senigallia e nelle altre terre della signoria fungono da vero e proprio biglietto da visita per ambasciatori, capitani e signori d’Italia che giungono qui per assoldare Giovanni. Chiunque visiti queste terre deve constatare con i propri occhi la sua maestria nel dominare le moderne e rivoluzionarie tecniche della guerra.
I grandi cantieri delle fortificazioni, infine, non sono solo macchine da difesa, ma anche straordinari motori economici capaci di garantire una razionale distribuzione del lavoro e dello sviluppo a tutte le comunità della signoria.
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